Casting et travail

par virginielebrun

Casting e lavoro

Je voulais vous faire partager un article italien qui indique que les jeunes préfèrent passer des castings pour être dans des émissions de téléréalité ou être danseurs, chanteurs ou « veline » (c’ est-à-dire des femmes qui servent à « décorer » et non, le métier ne se décline pas au masculin) en quête de gloire très incertaine. Le tout, pendant des artisans milanais cherchent des personnes qualifiées à embaucher.
Qu’ en pensez-vous?

VELINE

Lavorare? Mai! Casting? Sì!
Sfaccendati, disoccupati, affamati di visibilità e con tanti sogni a misura di piccolo schermo. Così i giovani d’oggi, sempre più impegnati a fare provini per partecipare a un reality ma – protesta l’associazione artigiani – nessuno disposto a lavorare

Una generazione di sfaccendati. Aspiranti veline, fotocopie di Taricone, cantanti e ballerini come se piovesse. I giovani d’oggi fanno sogni a misura di piccolo schermo e non pensano ad altro. Il loro futuro lo vogliono glitterato, si immaginano a fare serate a pagamento nelle discoteche, a firmare autografi ai fan sottocasa, a fare comparsate in tv, a rilasciare interviste ai giornali. E non pensano ad altro. Chi se ne frega del posto fisso (che invece viene negato ai 30enni), il lavoro i ventenni di oggi manco lo cercano. Preferiscono affollare i casting per i reality show. Si presentano in migliaia, ne passano una decina e di questi 9, a trasmissione finita, finiscono nel dimenticatoio. Un bilancio agghiacciante, che però non scoraggia nessuno, a quanto pare. I provini per il « Grande Fratello », attualmente in corso, sono stati presi d’assalto in ogni zona d’Italia, così come quelli per « Amici » o « L’isola dei famosi » per la squadra dei non-vip.

E così l’Unione artigiani di Milano è scesa in piazza, per far sapere che manca forza lavoro, perché non ci sono giovani disposti a rimboccarsi le maniche e darsi da fare, sono troppo impegnati a prepararsi per i casting. I reality sono solo fabbriche di disoccupati, è questa l’accusa dell’associazione. Mentre il casting della prossima edizione del « GF » sta andando a gonfie vele, con migliaia di giovani che si presentano alle selezione, gli artigiani di Milano non trovano giovani disposti a lavorare nelle proprie imprese. E presentano uno studio da cui emerge che sono oltre 200mila i giovani che si sono presentati nel 2006 ai provini di reality show e trasmissioni televisive (oltre 30mila ai provini di « Amici », circa 25mila a quelli di « Uomini e Donne » e 190mila al « Grande Fratello », per non senza parlare della selezione dei non vip per l’Isola dei Famosi che ha mobilitato migliaia di persone di tutte le età. Il dato tiene conto del fatto che la maggior parte dei pretendenti partecipa a più
casting nel corso dell’anno).

Di questi, solo 1 su 5mila (pari allo 0,02%) è riuscito a entrare in un programma. «Una cifra irrisoria per non dire una beffa – commenta Marco Accorsero, segretario generale dell’Unione artigiani della Provincia di Milano – che la dice lunga sull’onestà intellettuale di certi programmie sulla loro effettiva utilità sociale». Secondo il rapporto, chi si mette in fila per entrare nel mondo dorato dei reality è candidato a una cronica disoccupazione. La psicoterapeuta Serenella Salomoni parla «di una vera e propria manipolazione psicologica delle giovani generazioni che vengono distolte da aspirazione legittime per essere incanalate da un sistema televisivo verso illusioni false e pericolose».

Il problema per gli artigiani è talmente reale che ha una ripercussione concreta. «A causa dei valori distorti promossi da quei programmi non riusciamo a trovare forza lavoro giovane per un settore assolutamente vitale per l’economia italiana». In altre parole la domanda di sarti supera di gran lunga l’offerta e i dati sono ancora più allarmanti se si pensa alla totalità del settore artigianale: solo in Lombardia si cercano oltre 40mila nuovi dipendenti, di cui il 48,14% nel settore abbigliamento (sartoria su misura e aziende di confezioni). Il 65% della ricerca si concentra su giovani in età formativa, che non superino i 25 anni, ma questi difficilmente rispondono. «Vogliono tutti andare in televisione». Dove abbiamo sbagliato? Di chi è la colpa, della tv o dei genitori? (Libero News)

Publicités